Parlare d'amore è come rinchiudere l'aria di montagna in un barattolo.
E poi osservarlo, annusarlo razionandone le scorte per evitare che finisca.
E' inutile parlare d'amore.
Parliamo di figa.
Parlare d'amore è come rinchiudere l'aria di montagna in un barattolo.
E poi osservarlo, annusarlo razionandone le scorte per evitare che finisca.
E' inutile parlare d'amore.
Parliamo di figa.
Ovvero la persuasione verbale, una delle caratteristiche più affascinanti ma allo stesso tempo nocive della società moderna.
La supercazzola nasce quando nasce il linguaggio.
Il termine supercazzola invece ha un origine ben più recente. E' nel film “Amici miei” del 1975 che Ugo Tognazzi/conte Lello Mascetti usa la supercazzola per prendere per il culo il suo interlocutore. La supercazzola è un no-sense messo in atto per abbindolare l'ascoltatore, un insieme di parole, anche inventate, che funzionano sul piano sintattico ma non su quello semantico (significato). In questo modo si attiva nel ricevente un meccanismo psicologico complesso che lo porta a non ammettere la sua incomprensione. Tutto ciò è molto divertente. La supercazzola però ha molti usi impropri a cui bisogna fare attenzione.
La supercazzola economica.
Tipo di supercazzola basata sul gap di conoscenza di termini economici complessi. Chi possiede competenze di economia politica fa la supercazzola a chi non ne capisce un cazzo. Questo tipo di supercazzola può essere involontaria, ovvero può non avere l'intenzione di spiazzare il ricevente. Quando invece è intenzionaleenta automaticamente una supercazzola politica. div
La supercazzola politica.
Piaga dell'umanità al pari di guerra e fame nel mondo. E' inutile descriverla tanto la conoscete bene. Celebri sono le supercazzole di SuperBanana in cui al semplice linguaggio verbale si aggiunge l'atteggiamento supercazzolico e il cerone incantatore. Famose anche quelle di George W.C. Bush sulle armi di distruzione di massa e sull'esportazione della democrazia. La supercazzola politica si suddivide in varie tipologie: economica, del lavoro, degli interni, degli esteri, della sanità, agricola e forestale, dei beni culturali, ecc
La supercazzola di mercato.
Meno grave di quella politica sul piano etico, ma molto più vicina ai problemi del quotidiano. E' il tentativo di vendervi qualcosa che non vi serve a niente, quindi è un qualsiasi tentativo di vendere in generale. Può essere mediata, quasi-interazionale mediata, e faccia a faccia (FAF).
La supercazzola di mercato FAF è quella del rappresentante porta a porta. Questi giovani di bella presenza e di parlato sciolto in meno di 10 minuti possono farvi firmare contratti supercazzolici e vendervi di tutto: corsi di apprendimento, carte di credito, aspirapolvere e, se non state attenti, perfino la vostra casa.
La supercazzola di mercato mediata è quella telefonica. Il fine di questa è di ottenere la possibiltà di una supercazzola FAF, consiste in periodo verbale no-sense iper-veloce terminante con un: “va bene?”. Non importa come rispondi, il giorno dopo si presenterà a casa tua il giovane di cui sopra.
La supercazzola di mercato quasi-interazionale mediata altro non è che la pubblicità. E' quasi-interazionale perchè non vi è la possibilità di risposta. Se è efficace viene assorbita e rielaborata dal ricevente che agirà poi di conseguenza comprando il prodotto. Gli autori di supercazzole pubblicitarie efficaci vengono pagati un botto di soldi.
Comitato per la prevenzione dalla supercazzola nociva e per la valorizzazione della supercazzola d'autore.
Editoriale.
Coinvolgimento del pubblico, personalizzazione e conversazione sono i concetti chiave del giornalismo Online e probabilmente di tutto il campo dell'informazione.
Osservando la storia recente dei mezzi di comunicazione di massa si nota infatti che con l'arrivo di nuove tecnologie i media pre-esitenti non sono scomparsi ma si sono adeguati. La TV, la radio, i giornali si adatteranno -ma lo stanno già facendo da tempo- alla logica di internet. Considerando la multimedialità propria delle tecnologie digitali sembra però che internet possa accogliere e sviluppare tutti i media in una sorta di collage.
Lo sviluppo della personalizzazione è importante per la gestione degli spazi pubblicitari, è attraverso un'ottica segment making che si può assicurare una sopravvivenza economica di un'editoria digitale. I paraocchi di cui si parlava non esistono se non per il mercato e non mi sembra una cosa sbagliata.
Il coinvolgimento del pubblico è necessario per lo sviluppo dell'informazione. Il pubblico da molta importanza all'opinione dei suoi pari. L'utente web preferisce affidarsi ad un blog per sapere qualcosa su un disco appena uscito piuttosto che ad una rivista specializzata. Si teme il controllo di gruppi di potere. Controllo che in rete diventa difficile se non impossibile.
Si va dunque verso l'idea di conversazione per costruire una verità. La società, dopo essersi resa conto delle possibilità del nuovo mezzo, vorrà partecipare al meccanismo di costruzione della realtà. Vorrà impadronirsi di quella funzione che è sempre stata nelle mani un potere quasi sconosciuto e che si basava su regole valide ma non perfette come i news value.
L'informazione è alla base della democrazia. Deve essere indipendente e il più possibile gratuita. La pubblicità deve diventare una personale e opzionale informazione sul prodotto che interessa e non più l'obbiettivo finale di scelte redazionali.
Il passaggio dal giornalismo come lezione al giornalismo come conversazione non è solo un ridimensionamento di una professione e di un mercato, è qualcosa di molto più ampio: è come passare da una dittatura ad una democrazia.
Chi paga?
L'utente partecipativo collabora malvolentieri con siti d' informazione contenenti pubblicità, ma li preferisce di gran lunga ai siti a pagamento. In realtà alcuni esempi che ho trattato, come wikipedia o Beppegrillo.it, non hanno fonti di finanziamento, se non le donazioni, ma non hanno un redazione (quindi costi) e nemmeno scopo di lucro. Sono casi particolari. L'esistenza di un giornale Online su modello partecipativo è legata alla capacità di finanziamento. Mi pare ovvia l'impossibilità di pagare tutti quelli che scrivono contenuti sul web. Le persone che ci devono campare sono i professionisti, i giornalisti che gestiscono il sito. La redazione Online deve quindi essere snella, due o tre persone al massimo, e multifunzionale. La pubblicità dev'essere minima e indispensabile per permetterne la sopravvivenza.
Le testate mainstream, che si stanno scervellando per ottenere più soldi dal web, scrutandosi tra di loro e non guardando in basso, dovranno adattarsi al modello partecipativo. Oppure, come è successo ai danni di Repubblica.it da parte di Beppegrillo.it, verranno superate nell'audience da chi è capace di di guardare avanti. Chi sarà in grado di fare giornalismo Online con una formula adatta alla natura ipertestuale del web e, non di meno, adeguandosi ai nuovi desideri partecipativi del pubblico riuscirà a sopravvivere alla rete. Se si realizza un prodotto valido che piace al pubblico la pubblicità diventa facilmente reperibile e altrettanto redditizia. In questo il giornalismo digitale non si distacca molto da quello di carta, i fallimenti e le crisi finanziare possono colpire ovunque se il prodotto è scadente o se si ha poca fortuna. Il particolare accento che viene dato su casi critici di giornalismo Online dipende dall'eccessiva euforia di partenza gettata su questo mercato. In molti si sono infatti lanciati in un eldorado fasullo, credendo nelle smisurate potenzialità del mezzo ma dimenticando le misurate capacità di un mercato.
Wikipedia.
Il modo migliore per spiegare la partecipazione online è un esempio. Wikipedia.org è sicuramente l'esperimento meglio riuscito nel campo della condivisione digitale. Dalla home page si legge: “Stiamo creando un'enciclopedia libera e multilingue. Il progetto italiano ha preso l'avvio nella primavera 2001 e conta più di 160 mila voci caratterizzate da contenuto libero e punto di vista neutrale. Wikipedia è redatta in modo collaborativo da volontari e sostenuta dalla Wikimedia Foundation, un'organizzazione non-profit.
Attualmente è pubblicata in oltre 200 lingue differenti e contiene voci sia sugli argomenti propri di una tradizionale enciclopedia che su quelli di almanacchi, dizionari geografici e di attualità. Il suo scopo è quello di creare e distribuire una enciclopedia internazionale libera nel maggior numero di lingue possibili. Wikipedia è già uno dei siti di consultazione più popolari del web ricevendo circa 60 milioni di accessi al giorno”.
L'enciclopedia funziona grazie al software wiki che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti ma anche di modificare i contenuti esistenti inseriti da altri utilizzatori. Wikipeda è un mezzo completamente ipertestuale, con una struttura di navigazione non lineare. Ogni pagina contiene un gran numero di link ad altre pagine per poter approfondire temi e parole poco conosciute.
La credibilità delle voci è data dal continuo controllo da parte di tutti gli utenti che possono liberamente correggere eventuali errori o inserire delle nuove voci. Non si tratta di un giornale Online, ma esistono molti siti giornalistici che adottano questo stesso sistema, alcuni poco fortunati come wereporter.it -dove la selezione viene fatta dagli utenti tramite un indice di gradimento dei reporters amatoriali-, altri più fortunati e di lungo corso come plastic.com: “piazzandosi a metà strada tra anarchia e gerarchia, Plastic è una collaborazione in diretta tra i più svegli lettori e i migliori giornalisti del web, un posto dove suggerire e discutere le notizie più importanti, le opinioni, le indiscrezioni che circolano Online”.
Ecosistema dei nuovi media.
Questo è uno schema realizzato dal Media Center dell'API e pubblicato su We Media che rappresenta l'ecosistema dell'informazione con l'emergere dei nuovi media.

L'immagine ci mostra come la figura del giornalista rimanga centrale nel nuovo processo dell'informare, ma ad essa si accostano altri elementi che ne possono indirizzare e determinare le scelte. Questi elementi però non sono più i poteri politici o pubblicitari, come nei vecchi media, ma sono i membri della comunità sotto forma di blogsfera.
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